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Con il tonno gira il turismo

Martedì 30 Novembre 1999 00:00

Le ciminiere di Portoscuso, proprio qui, di fronte alla punta della vecchia tonnara, fumano ancora. Ma intorno le fabbriche chiudono, la disoccupazione cresce. E Carloforte tenta di aprire al Sulcis la via del turismo, sulla rotta del tonno di corsa al quale la comunità dei tabarkini dedica il quarto 'Girotonno' nel tentativo di portare qui visitatori da tutto il mondo.

Il gran protagonista, il tonno, quest'anno ha fatto le bizze. Saranno le spadare, saranno le tonnare volanti, o i mutamenti climatici, fatto è che nel 2006 continua la flessione degli ultimi tre anni. Dai quattromila bestioni pescati nel 2003 si è scesi nel 2006 a poco più di 1.200. Sulle cifre ci sono pareri discordi. C'è chi parla di mille, chi arriva a millecinquecento. Luigi Biggio, rais, cioè capo, della tonnara dell'Isola Piana, è sicuramente la fonte più autorevole: per lui il numero è 1.200. Cala il numero i tonni, e cala per maltempo anche quello dei visitatori della quattro giorni del 'Girotonno'. Mancano ancora le cifre definitive, ma difficilmente le compagnie impegate sulle rotte da Portoscuso e Calasetta arriveranno a staccare nel 2006 65 mila biglietti.

Altrettanto difficilmente si arriverà ai 40 mila visitatori del 2005. Non perché le baracche tipicamente carlofortine che ospitano 25 punti di degustazione e 20 stand promozionali siano meno attraenti. Al contrario, Carloforte attrae e affascina uomini e donne provenienti da tutta Italia e da tutta Europa. Il calo nasce solo ed esclusivamente dal maltempo, da maestrale e pioggia che hanno sferzato giovedì e venerdì pomeriggio i moli del lungomare. Intendiamoci, i conti si faranno alla fine, non prima di questa notte. Il sindaco Marco Simeone, ottimista della volontà, giura che fra ieri e oggi l'afflusso consentirà di superare il boom di presenze dello scorso anno. «Alberghi, bed and breakfast e stanze in affitto sono al tutto esaurito - dice - e i traghetti continuano a sbarcare migliaia di visitatori. Sono pronto a scommettere che anche le cifre sono dalla nostra parte: anche quest'anno alla fine diremo che sono state distribuite 4 tonnellate di tonno, 400 fusti di birra, 3.500 frittate di pesce, 5.500 piatti di tonno.

Al di là delle statistiche, vedo crescere gli arrivi, anche con voli charter, di svedesi, norvegesi, turisti nord europei alla ricerca di bellezze naturali, ambientali e culturali». Nel Sulcis postindustriale Carloforte apre la strada all'enogastronomia. Tocca ai cuochi, in gara ai massimi livelli internazionali, dare risposte alla fame di lavoro e contribuire in maniera determinante all'allungamento di una stagione turistica condannata a vivacchiare soltanto ad agosto o poco più. Al centro della tavola, sua maestà il tonno, intorno al quale si sono cimentati la gloria locale, Luigi Pomata, affiancato da un altro cuoco di prestigio in attività a Cagliari, Roberto Petza ('S'Apposentu') e da Achille Pinna, del Moderno di Sant'Antioco. In gara con chef in arrivo dai paesi dove maggiormente si ama e cucina il tonno (Giappone, Tunisa, Spagna, Libano, Perù) i cuochi hanno dato vita a un'affascinante officina gastronomica, preparando davanti al pubblico del Teatro Cavallera le loro ricette, degustate con vini scelti da Giuseppina Deidda Pilloni, numero uno dei sommellier dell'Isola. Poco importa chi ha vinto (due cuochi libenaesi, per la cronaca). Qui, come alle Olimpiadi, era davvero importante partecipare. E bastava avventurarsri sul lungomare dopo le 19 per capire il fascino delle Tuna hours. Eccoli lì, i tonnarotti, che mostrano al pubblico dei turisti il pesce, lo tagliano, lo lavorano.

Li osserva una grande folla, pronta a lanciarsi nel Tuna village verso la degustazione (per dieci euro) di cibo classico ligure: dalle trofie al pesto alla frittura di pesce azzurro in una padella dal diametro di quattro metri. Il tonno termina qui, in tavola, il suo giro nelle acque del Mediterraneo, finito nelle camere della morte delle due tonnare di Isola Bianca e Cala Vinagra, le ultime a funzionare nell'intero Mediterraneo dopo che anche Favignana, in Sicilia, è aperta praticamente a esclusivi fini turistici. «Qui da noi almeno cinquanta famiglie campano grazie al lavoro in tonnara», spiega Luigi Biggio, rais nato a Portoscuso, nipote di rais, espertissimo nonostante i suoi quarant'anni. «Da febbraio a luglio - spiega - peschiamo i tonni e facciamo le prime lavorazioni. La gran parte dei 1.200 tonni finisce sulle tavole del Giappone, che resta il nostro primo mercato». Carloforte gioca dunque le sue carte per lo sviluppo anche rilanciando una sua vecchia e gloriosa attività ripresa dopo una lunga crisi a partire dagli Anni Novanta. Il corridore dei mari, il tonno rosso che entra nel Mediterraneo dalla porta di Gibilterra, non si era mai più visto per anni. Poi, in coincidenza con la crisi industriale, eccolo di nuovo passare per Calorforte e Portoscuso, come ai tempi dei fenici e dei Romani. E le tonnare hanno ripreso a vivere e pulsare. Sono tornati a un lavoro antico gli uomini di Luigi Biggio e quelli capitanati da Nicolo Puggioni, al lavoro a Cala Vinagra.

Ed è intorno alla loro fatica che rivive una tradizione affascinante. Il maltempo di questi giorni ha impedito di procedere a una mattanza prevista anche per attirare ulteriori curiosi. Ma alla Punta il lavoro non si ferma. A rilanciare l'attività una famiglia di imprenditori liguri, i Greco, fra i promoptori dei convegni, anche sceintifici, sul tonno e la pesca. Nelle annate migliori, spiegava uno di loro, «sono stati fatturati anche due milioni di euro, ma ora il calo è netto». L'arte di lamentarsi ha sempre avuto numerosi aderenti fra i commercianti. Ma c'è chi, almeno in questi giorni a Carloforte, fa affari d'oro. Sono i ristoratori, letteralmente presi d'assalto. Certo, quattro giorni non fanno una stagione, ma è un buon inizio anche per alberghi, bed and breakfast e affittacamere: non si trova un buco nei 600 posti letto ufficiali e in nero. Chi aveva un posto letto ha fatto un buon Girotonno.

Fonte: Unione Sarda